Una domenica autunnale

di Pino Di Lorenzo

 

Un vento foriero di pioggia
scuote per un attimo il bosco
silenzioso e infreddolito, risvegliandolo.
Odo un lungo e gradevole fruscio.
Una porzione di quella gelida aria
investe il mio viso, sollevando alcuni capelli.
Fermo in un angoletto d'un pezzo di terra
che fu coltivato con amore dai nonni,
attonito, osservo la natura che mi circonda.
Spinte da quella forza trasparente,
alcune foglie si staccano dal proprio albero
e beccheggiando, sembrano dare inizio
ad una danza di ringraziamento
per quei rami che le hanno ospitate:
talune si toccano;
talaltre si sovrappongono nell'aria,
prima di giacere sul suolo monocromatico,
per concedersi l'eterno riposo  
Una di esse sfiora un albero vicino
come per richiamare la sua attenzione, invano.
Alcune, accarezzate dal vento,
rotolano per terra, e poi muoiono.
Un lungo e profondo silenzio, di nuovo,
investe quel lembo di terra.
Dopo qualche secondo, lontano,
sento il fragore prodotto da quel corpo invisibile,
che poc'anzi, attraversando con celerità la selva,
aveva suo malgrado, stroncato un legame,
obbedendo a leggi naturali.
Il cielo grigio-panna è squarciato
da una scia biancastra e nebulosa
scaricata da un aereo che, silenzioso,
si allontana disegnando una retta.
Una motosega lancia il suo grido di guerra:
tra non molto cadrà un altro pezzo di storia.
Il fumo erogato da un camino si unisce
con quello di un altro, in un unico abbraccio.
Tonfi secchi sulla mia destra:
é l'ascia d'un contadino
che con una precisa cadenza
divide cilindri di legna, in pezzi più piccoli.
I rintocchi di un lontano campanile
mi invitano a scovare, tra quel bosco,
come se stessi giocando a nascondino, la chiesa.
Due colpi di fucile; ne seguono altri.
Turbato e timoroso, ruoto su me stesso.
Un pauroso silenzio. Nulla si muove.
Poi, inaspettatamente, due pettirossi
si posano a pochi metri da me,
su ramoscelli diversi, facendoli vibrare.
Il primo sembra osservarmi, si scuote;
seguono scatti di testa:
sinistra, destra e poi sinistra.
Qualche secondo e... via.
Il ramo che per un attimo ha avuto la fortuna
di sorreggere il suo esile peso,
riprende a dondolare in un piccolo spazio, vibrando.
Di colpo nuovi colpi di fucile ripetuti
turbano i ritmi della selva.
Frrr... zigzagando velocemente,
vola via anche il secondo.
Per un attimo, avevano dato un colore diverso,
allo spazio osservato da me,
in una cristallina, ma fredda domenica autunnale.

 

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