In
Italia...
Nel difficile contesto storico-politico del dopoguerra Benito Mussolini, più proficuamente del poeta-soldato, raccolse i consensi dei giovani, dei rivoluzionari insoddisfatti, dei reduci intorno ai Fasci di combattimento che, con le squadre d’azione, diventarono il braccio armato degli agrari contro le organizzazioni sindacali e i partiti di sinistra.
Dopo i deludenti risultati delle elezioni del ’19,
Mussolini orientò in senso reazionario il suo programma, fondò il partito
fascista e affiancò all’azione violenta degli squadristi la faccia della
legalità politica. Con la marcia su Roma del ’22, passò, infine,
all’azione e ricevette l’incarico dal re di costituire il governo. Accettò,
quindi, il compromesso con i poteri tradizionali (Monarchia e Chiesa) e durante
il suo ministero attuò importanti riforme preparando la trasformazione in senso
autoritario dello Stato. L’unico momento di grave crisi per il fascismo fu il
delitto Matteotti (1924) per la
reazione che questo determinò nei partiti (secessione dell’Aventino) e nel
Paese. Mussolini reagì drasticamente e nel ’25 esautorò il Parlamento. Le
leggi promulgate dal ’25 al ’28 eliminarono ogni residuo di libertà
individuale, politica e sindacale e il nuovo codice penale (Codice Rocco), con
l’istituzione del tribunale speciale e della polizia politica, portò alla
repressione degli oppositori e al fenomeno degli esuli politici che il fascismo
chiamò fuorusciti.
Nel contempo l’intervento dello Stato
nell’educazione e nella propaganda organizzava il consenso attraverso un
rapporto diretto con le masse ottenuto con i mezzi di comunicazione non
tradizionali. Vennero usate in modo massiccio la grafica e gli slogan. Il
disegno della grafica politica, di stampo futurista, realistico, presentava
serie ossessive del volto del Duce e immagini dell’italiano fascista atletico,
in pose eroiche. La radio e il cinema furono innovazioni fondamentali per la
propaganda fascista. I discorsi del duce erano trasmessi dappertutto, come le
canzonette, ottimo mezzo di evasione. I cinegiornali precedevano ogni spettacolo
cinematografico.
Attraverso le parate militari e l’inquadramento
paramilitare dei giovani si esercitava un controllo del tempo libero che
perdurava anche in età adulta. Nel tessuto sociale era presente anche la Chiesa
con la quale, dopo il Concordato (1929),
si aprì il contrasto sulla presenza dello Stato nel tempo libero e
nell’educazione dei giovani.
La politica verso la famiglia era volta a premiare la
prolificità, le nubili e gli scapoli venivano emarginati e il ruolo della donna
era solo domestico, lontano dall’attività e dagli studi.
Diversi fattori di natura economica e di prestigio spinsero il fascismo al rilancio della conquista coloniale. Questa scelta portò anche ad un avvicinamento alla Germania e il legame si rafforzò con la guerra di Spagna (1936), le leggi razziali (1938) e il Patto d’acciaio (1939).
... e in Germania
In Germania il regime nazista si affermò sulla scia
di un altro capo carismatico che nel 1920 fondò il Partito Nazionalsocialista
dei Lavoratori. Originariamente il partito nacque come forza di opposizione al
governo in vigore e trovò largo consenso fra le masse di disoccuppati tedeschi,
spesso oppressi dai ricchi usurai ebrei. Fu proprio disquisendo intorno a questa
situazione che si sviluppò la teoria della superiorità della razza ariana
destinata a dominare il mondo.
Dopo un primo tentativo d'insurrezione andato a
vuoto, il nazionalsocialismo abbandonò i metodi rivoluzionari per mettersi sul
terreno della più formale legalità attraverso la riorganizzazione del partito
secondo modi simili a quelli militari. Divenuto in tal modo il più forte
partito tedesco accedeva al potere il 30 gennaio 1933 e Hitler assumeva la
carica di Cancelliere del Reich.
Quando Hitler riunì nella propria persona le
funzioni di capo del governo e di capo dello Stato permise al nazionalsocialismo
di attribuirsi un potere illimitato. Venne immediatamente iniziata la
sistematica soppressione delle libertà costituzionali, furono aboliti i
partiti.
La dittatura del nazionalsocialismo assunse forme spietate con l’instaurazione di un clima di terrore mediante la milizia delle SS (con compiti di polizia), la polizia segreta di Stato o Gestapo, e i campi di concentramento.
La Polonia fu la prima nazione ad essere invasa; dopo
gli Ebrei infatti, i Polacchi erano i più odiati da Hitler. Durante l'invasione
nel settembre del 1939, gli eserciti avevano ordine di attuare la politica di
Hitler per procurare il Lebensraum, lo spazio vitale, per il popolo tedesco.
Richard Lukas infatti dichiara: "Per i nazisti, i polacchi erano
Untermenschen (subumani) che occupavano un suolo facente parte del Lebensraum
(spazio vitale) desiderato ardentemente dalla razza tedesca superiore".
Hitler, pertanto, autorizzò le sue truppe a uccidere "senza pietà o
compassione ogni uomo, donna e bambino di discendenza o lingua polacca. Solo in
questo modo possiamo ottenere lo spazio vitale di cui abbiamo bisogno". Il
settembre del 1939 vide l'inizio di una inesorabile campagna di orrori per il
popolo polacco. Hitler aveva detto: "La guerra sarà una guerra di
annientamento". Heinrich Himmler, uno degli uomini di Hitler, aveva
dichiarato: "I polacchi spariranno completamente dalla faccia della terra.
. . . È essenziale che il grande popolo tedesco consideri la distruzione di
tutti i polacchi come uno dei compiti più importanti".
Pertanto l'Olocausto non aveva per obiettivo solo gli ebrei polacchi; aveva per obiettivo "tutti i polacchi". "La politica del terrore fu attuata in tutti i paesi occupati. . . . Ma in Polonia tutti furono assoggettati a tale brutalità, e le esecuzioni in massa basate sul principio della colpa collettiva furono assai più frequenti perché ogni polacco, indipendentemente da età, sesso o salute, faceva parte di una nazione condannata, condannata da quei membri del partito e del governo nazista che decidevano la politica", dichiara Catherine Leach, traduttrice del libro polacco Values and Violence in Auschwitz. Essa dice che Hitler considerava i polacchi una razza inferiore da tenere in schiavitù. Quindi oltre agli Ebrei furono sterminati 1.500.000-3.000.000 di Polacchi.
Anche se i campi di concentramento non erano il solo
modo per eliminare ciò che i nazisti consideravano razze subumane e inferiori
(c'erano infatti anche i temuti Einsatzgruppen (Gruppi speciali d'azione),
squadre di sterminio che seguivano l'esercito invasore "e il cui solo
obiettivo era l'uccisione in massa degli ebrei. . . . Seguendo da vicino la
linea del fronte avanzante così che pochi potessero sfuggire alla loro rete,
nei primi sei mesi della campagna gli Einsatzgruppen uccisero brutalmente con
armi da fuoco, baionette, fuoco, torture, bastonate o seppellendoli vivi quasi
mezzo milione di ebrei". - Hitler's Samurai - The Waffen-SS in Action, di
Bruce Quarrie.) il vero orrore, le cui dimensioni sono incontenibili per un
normale intelletto umano, si consumò proprio lì. Torture indicibili, le più
disparate, psicologiche e fisiche, torture che spesso portavano ad una morte
delle più orribili fra atroci sofferenze.
Infatti nei campi si poteva morire in diversi modi, per fame, malattia, una pallottola nella nuca, camera a gas, percosse, impiccagione, decapitazione e affogamento. Quello dell'affogamento era un metodo particolarmente raffinato. Lo scrittore Terrence Des Pres spiega: "Il fatto è che i detenuti erano sistematicamente sottoposti a sozzure. Erano il bersaglio deliberato del lancio di escrementi. . . . I detenuti nei campi nazisti affogavano letteralmente tra i propri rifiuti, e morire per via degli escrementi era una cosa comune. A Buchenwald, per esempio, le latrine consistevano di fosse aperte lunghe otto metri, profonde quattro metri e larghe quattro metri. . . . Queste stesse fosse, sempre traboccanti, venivano svuotate di notte da detenuti che non avevano altro per farlo che piccoli secchi". Un testimone oculare racconta: "Il posto era scivoloso e non illuminato. Dei trenta uomini assegnati a questo lavoro, dieci in media cadevano nella fossa durante il turno di ogni notte. Agli altri non era consentito tirar fuori i malcapitati. Quando il lavoro era stato ultimato e la fossa era vuota, allora e solo allora avevano il permesso di rimuovere i cadaveri". Non ci dilunghiamo oltre, si potrebbero citare molte altre testimonianze per dimostrare che i nazisti attuarono sempre più la politica dello sterminio man mano che venivano occupati altri paesi europei. La bibliografia su questo argomento è senza fine e le dichiarazioni dei testimoni oculari, unite alla documentazione fotografica, sono terrificanti.
Arrivati a questo punto si comprende bene l'esigenza di non dimenticare e di testimoniare questi terribili fatti alle generazioni future, affinchè servano loro da monito di come sia facile perdere il lume della ragione infervorati dalla pazzia anche di un solo uomo. Per dirla con le parole di Primo Levi, sopravvissuto ai campi di sterminio, morto suicida a causa delle profonde ferite psicologiche mai rimarginatesi:
Voi
che vivete sicuri
Nelle
vostre tiepide case,
Voi
che trovate tornando a sera
Il
cibo caldo e visi amici:
Considerate
se questo è un uomo
Che
lavora nel fango
Che
non conosce pace
Che
lotta per mezzo pane
Che
muore per un sì o per un no.
Considerate
se questa è una donna,
Senza
capelli e senza nome
Senza
più forza di ricordare
Vuoti
gli occhi e freddo il grembo
Come
una rana d'inverno.
Meditate
che questo è stato:
Vi
comando queste parole.
Scolpitele
nel vostro cuore
Stando
in casa andando per via,
Coricandovi
alzandovi;
Ripetetele
ai vostri figli.
O
vi si sfaccia la casa,
La
malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
Se questo è un uomo
- Primo Levi
Conclusione
Nei
singoli la follia è una rarità: ma nei gruppi, nei partiti, nei popoli, nelle
epoche è la regola.
Al di là del bene e del male, 1886, 34
F. Nietzsche
Nietzsche elaborò il concetto filosofico del superuomo per esprimere il progetto di un nuovo essere in grado di accettare la vita, di rifiutare la morale tradizionale e di operare una trasvalutazione di valori, ponendosi di fronte alla realtà in modo critico.
Il messaggio più profondo dell’opera di Nietzsche deve essere ricercato esclusivamente sul piano filosofico e non su quello politico. Nietzsche, infatti, critica tutti gli idoli politici del suo tempo, dallo statalismo alla democrazia parlamentare, dal nazionalismo militarista al socialismo.
Le strumentalizzazioni e le
diverse interpretazioni del nostro secolo non rendono giustizia al filosofo e
hanno portato, non alla nascita di una nuova umanità liberata da tutte le
autorità umane e divine, ma solo a crimini abominevoli a cui il vero superuomo
non si sarebbe mai abbassato.