1.               La vita

Nato a Röcken, in Sassonia nel 1844 (il padre era un pastore protestante), Nietzsche compie gli studi universitari a Bonn e a Lipsia. Laureato in Filologia classica, a soli 24 anni viene chiamato a ricoprire la cattedra della relativa disciplina nell’Università di Basilea. A Lipsia aveva letto Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer, lettura destinata a lasciare nel pensiero di Nietzsche un'impronta decisiva. A Basilea stringe amicizia con il famoso storico Jacob Burckardt.

Nel 1872 esce la Nascita della tragedia dallo spirito della musica, che susciterà un vasto dibattito nel quale il giovane filologo fu difeso, tra gli altri, da Richard Wagner. L’amicizia col grande musicista risaliva al 1868, e avrà per alcuni anni un profondo significato per Nietzsche, che in Wagner vede il simbolo dell’artista “tragico”, potenziale ispiratore di un radicale rinnovamento della cultura contemporanea. E per contribuire anch’egli a questo rinnovamento Nietzsche abbandona la filologia per la filosofia. Tra il 1873 e il 1876 pubblica le 4 Considerazioni Inattuali, brevi scritti polemici. Nel frattempo rompe l’amicizia con Wagner, considerato un “istrione” assetato di successo mondano. La testimonianza di tale rottura la troviamo in Umano, troppo umano (1878), dove l’autore prende ormai le distanze anche dalla filosofia di Schopenhauer. Per ragioni di salute si dimette dall’insegnamento nel 1879 e inizia una irrequieta vita di vagabondaggi per l’Europa (Italia, Francia, Svizzera), alla ricerca di una salute psico-fisica che non tornerà mai. Del 1882 è la Gaia scienza. Nonostante le ricorrenti crisi depressive, Nietzsche continua a scrivere.

A partire dal 1883 comincia a pubblicare Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno, che terminerà solo nel 1885. Nel 1886 esce Al di là del bene e del male. Preludio di una filosofia dell’avvenire. Del 1887 è la Genealogia della morale. L’anno successivo Nietzsche compone: Il caso Wagner, Il crepuscolo degli idoli, L’Anticristo, Ecce homo. A Torino lavora alla sua ultima opera, la Volontà di potenza, che però non riesce a portare a termine. Il 3/1/1889 cade preda della pazzia, gettandosi al collo di un cavallo che il padrone stava bastonando di fronte alla sua abitazione torinese.

Muore il 25/8/1900, immerso nelle tenebre della follia. A tanti anni dalla sua morte è indubbio il suo influsso in letteratura, psicoanalisi, estetica e filosofia, ma anche sulla riflessione morale e sulla filosofia della religione.

 

Critico spietato del passato, dissacratore dei valori tradizionali e propugnatore dell’uomo che deve ancora venire, Nietzsche fu ben consapevole del suo destino:

 “Si legherà un giorno al mio nome il ricordo di una crisi, come non ce ne fu un’altra simile sulla terra… Io non sono un uomo, sono una dinamite… sono necessariamente pure un uomo del destino”.

Nietzsche si interpreta come un uomo del destino, come colui che contraddice “come mai è stato contraddetto”. Egli contraddice il Positivismo e la sua fiducia nella scienza, l’Idealismo e lo Storicismo per la falsa idea di progresso nella storia. Di contro alla “morale degli schiavi”, egli esalta la “morale degli aristocratici”, che sorge da un trionfante dir di sì a se stessi. La filosofia di Nietzsche si pone, dunque, come inversione delle idee filosofiche e dei valori morali tradizionali. Le interpretazioni di Nietzsche sono state le più disparate e controverse. Di volta in volta, si è visto in Nietzsche l’antipositivista, o l’antidemocratico che disprezza il popolo, o l’artista aristocratico e decadente (come D’Annunzio), o un materialista, o anche il primo vero esistenzialista. E c’è poi tutto un filone interpretativo che ha visto in Nietzsche il profeta del nazismo, della violenza militaristica e della superiorità della razza ariana. In realtà, quel che è accaduto è che la sorella di Nietzsche, Elisabeth, custode gelosa dei manoscritti del fratello, spinta dall’idea di una palingenesi universale da affidare alla nazione tedesca, volle fare del fratello una guida spirituale di tale palingenesi. E con interventi arbitrari e tendenziosi sulle pagine manoscritte del fratello pubblicò la Volontà di potenza, dove idee quali quelle di “superuomo “, di “volontà di potenza”, ecc. (che nel contesto globale del pensiero di Nietzsche hanno ben altro significato) appaiono come negazione di ogni umanitarismo e della democrazia, e come i fondamenti teorici della politica più violenta ed aggressiva, dello stato totalitario e della razza “pura dei superuomini”. Sennonché (e questo è confermato dall’edizione autentica dei suoi scritti), una tale interpretazione del “superuomo” di Nietzsche come profeta del nazismo è esclusa dal contesto della sua filosofia: il superuomo non è il nazista, ma è il filosofo che annunzia una nuova umanità, una umanità che, liberandosi da antiche catene, va al di là del bene e del male.

Soltanto nel secondo dopoguerra è stata avviata una pubblicazione rigorosa dei testi editi ed inediti nietzscheani. Le principali scuole filosofiche contemporanee hanno peraltro continuato a considerare con molta diffidenza questo pensatore. E’ stato solo negli anni più recenti che l’opera di Nietzsche ha cominciato ad ottenere un più franco riconoscimento del suo rilievo storico e filosofico.

 

 2.               Cronologia e Opere

· 1844 Nasce in Sassonia da una famiglia esclusivamente femminile (madre, sorelle), oppressiva e bigotta. Istruito in una scuola religiosa.
· 1965 legge La vita di Gesù di Strauss.
· 1866 legge “Il mondo come volontà e rappresentazione” di Schopenhauer. Con questo filosofo condividerà la visione caotica della vita, il ruolo di rilievo della musica (Schopenhauer sarà molto ammirato da Wagner) e il parallelo volontà di vita - volontà di potenza.
· A Basilea conosce Wagner.
· 1872 pubblica il suo primo libro: “Nascita della tragedia”.
· 1878 “Umano, troppo umano” segna il distacco con Wagner.
· 1879 lascia la cattedra di filologia per condizioni di salute. Da ora in poi la sua sarà una vita da malato.
· 1882 pubblica La gaia scienza Nietzsche vuole condurre con questa opera l'umanità verso un nuovo destino.
· 1882 conosce Lou Salomè della quale si innamora. Lei rifiuterà di sposarlo per sposare invece un discepolo del filosofo.
· 1883 - 1884 compone “Also sprach Zarathustra” ("Così parlò Zarathustra"), pubblicato solo nel 1891 quando il filosofo era già pazzo.
· 1885 pubblica “Al di là del bene e del male”.
· 1889 “Ecce homo”, opera autobiografica.
· 1889 pazzia
· 1900 muore
· L'opera del filosofo sarà letta in chiave nazista a causa delle revisioni della sorella di Nietzsche su Volontà di potenza, pubblicato nel 1906, in chiave reazionaria, antidemocratica e antiumanitaria.

 

Nella Nascita della tragedia(1872) Nietzsche vuole individuare nel periodo classico le chiavi di interpretazione della crisi della sua epoca. Nel tragico viene in luce il lato terrificante della vita , che non porta alla ricerca di una soluzione consolatoria (come trovare un senso alla vita) , ma all' accettazione dell' irrazionalità della vita. Il filosofo è convinto di potere scoprire nella tragedia la chiave per arrivare a una comprensione vera dell' essere. Nella tragedia c' è la massima espressione della civiltà ellenica e in quella di Sofocle ed Eschilo c' è l' incontro di due grandi forze dello spirito greco: Apollineo e Dionisiaco. In questa prima fase del suo pensiero, Nietzsche è convinto che con queste due categorie possa conoscere anche le realtà successive dell' essere umano; l' intera arte greca è legata al rapporto dialettico esistente tra questi due elementi.

 L' Apollineo è l’ordine, l’armonia, l’equilibrio, la serenità, la razionalità: un atteggiamento esistenziale (e artistico culturale) ispirato dalla ragione e dalla riflessione, dalla misura e dalla moderazione, dal controllo dei sensi e degli istinti; è l’ illusione che rende accettabile la vita, presentandola e organizzandola in forme stabili e armoniche.

 

Il Dionisiaco è l’immagine della forza istintiva, dell' irrazionalità, della passione sensuale e dell’ebbrezza creativa, della gioia e del piacere; è legato al caos dell' esistenza, al continuo divenire, al perdersi di ogni cosa ed in esso si esprimerebbe il dolore, ma anche la forza di considerare la vita come eterna forza generatrice.

 

Nel mondo greco c’è contrasto tra l’arte figurativa (scultura e poesia) di Apollo e l’arte non figurativa della musica, quella di Dioniso. I due istinti tanto diversi tra loro procedono per lo più in aperta discordia, finché compaiono accoppiati nella tragedia attica, tanto dionisiaca che apollinea.

Per Nietzsche la tragedia greca, in cui si fondono i due spiriti, avrebbe avvertito la tragicità dell' esistenza con una profondità mai più raggiunta nei secoli successivi: da Socrate in poi, la storia d' occidente è la storia di una cultura decadente, poco vitale poiché rimpiazza la filosofia socratica con una forma ottusa di ottimismo razionalistico per sfociare in una sorta di fuga “nichilistica” dalla vita.

Nietzsche vuole essere un discepolo di Dioniso, perché nell' antica figura greca egli vede il simbolo del suo totale " sì " al mondo; Dioniso è l' esaltazione entusiastica del mondo così com' è, senza diminuzione, senza eccezione e senza scelta: esaltazione infinita dell' infinita vita. Lo spirito dionisiaco è la volontà orgiastica della vita nella totalità della sua potenza e il rifiuto di ogni tentativo di fuga di fronte alla vita: l' accettazione integrale della vita trasforma il dolore in gioia, la lotta in armonia, la crudeltà in giustizia, la distruzione in creazione. Essa modifica profondamente la tavola dei valori morali: tutti i valori fondati sulla rinuncia alla vita, tutte le cosiddette virtù che tendono a mortificare l' energia vitale, a spezzare e impoverire la vita appaiono a Nietzsche come un abbassamento dell' uomo al di sotto di sé e quindi indegne per lui.

Per lui sono virtù tutte le passioni che dicono di alla vita e al mondo : "la fierezza, la gioia, la salute, l' amore sessuale, l' inimicizia e la guerra, le belle attitudini, le buone maniere, la volontà forte, la disciplina dell' intellettualità superiore, la volontà di potenza la riconoscenza verso la terra e verso la vita - tutto ciò che è ricco e vuole dare, e vuole gratificare la vita, dorarla, eternizzarla e divinizzarla... tutto ciò che approva, afferma ed agisce per affermazione".

Criticando il pessimismo come segno di decadenza e l'ottimismo come segno di superficialità, Nietzsche mira a proporre così un accoglimento della vita nell' insieme dei contrari che la caratterizzano.

 

   3.              Concezione storicistica

 

Nel saggio Sull' utilità e il danno della storia Nietzsche attacca la cultura storicistica, che favorisce l' idolatria del fatto e fa dell' uomo il risultato di un processo necessario, riducendolo a passivo discendente della storia , costretto a chinare la schiena e chinare il capo dinanzi alla potenza della storia e alla dialettica che la costituisce. Ma se lo storicismo è dannoso, al contrario la storia è utile perché appartiene al vivente sotto tre rapporti: gli appartiene perché è attivo e perché aspira; "perché conserva e venera; perché soffre e ha bisogno di liberazione.  A questa trinità di rapporti corrispondono tre tipi di storia e si possono distinguere nello studio della storia un punto di vista monumentale, un punto di vista archeologico e un punto di vista critico".

La storia monumentale crede che ciò che vi è stato di grande nel passato possa tornare a vivere: in virtù di questo tipo di storia l' uomo attivo può cercare esempi nel passato.

La storia archeologica conserva il passato con i suoi valori quale fondamento del presente.

La storia critica serve a portare il passato davanti al tribunale della vita, perché condanna e distrugge quegli elementi che impediscono il realizzarsi di nuove forme di vita.

Quest’ultimo atteggiamento, secondo Nietzsche, è l’unico che consente all’uomo di liberarsi da una mentalità decadente e di creare nuovi valori.

 

 4.               La Morte di Dio 

“Dio è morto”, scrive Nietzsche in una celebre pagina della Gaia scienza. Questo tema, uno dei più originali del pensiero nietzscheano, sarà ripreso in "Così parlò Zarathustra". Il filosofo immagina che l’antico riformatore religioso persiano Zarathustra sia tornato sulla terra per annunciare una nuova dottrina all’umanità. Il tema che costituisce un po’ il presupposto di tale dottrina è la “morte di Dio”.

Dio è la personificazione di tutte le certezze ultime dell' umanità, cioè quelle certezze metafisiche necessarie per dare senso e ordine rassicurante alla vita. Queste certezze sono per Nietzsche costruzioni della nostra mente atte a sopportare meglio la durezza dell'esistenza. In altre parole, di fronte ad una realtà che risulta essere contraddittoria, caotica, disarmonica, crudele e non provvidenziale, l' uomo ha sentito il bisogno di convincere sé stesso che il mondo è qualcosa di razionale, armonico, buono e provvidenziale.

La civiltà occidentale si è venuta via via staccando da Dio: è così che l’ha ucciso. Ma “uccidendo” Dio, si eliminano tutti quei valori ed ideali connessi al mondo del Soprannaturale.

La morte di Dio è un fatto del quale non ci fu più grande.

E’ un evento che divide la storia dell’umanità, un avvenimento tremendo e sconvolgente, che segna il crollo di un’impalcatura di credenze e di certezze su cui gli uomini hanno basato la loro vita per due millenni e che ora non sono per nulla preparati a sostituire. Sulle ceneri di Dio Nietzsche–Zarathustra innalzerà l’idea del superuomo, dell’uomo nuovo che ha reciso i legami col trascendente e ha scoperto l’autosufficienza ed il valore della propria natura corporea e terrena.

Nell’Anticristo Nietzsche espone la sua posizione di fronte al Cristianesimo. Questo ha considerato peccato tutti quelli che sono i piaceri e i valori della terra, “ha preso le parti di tutto quanto è debole, abietto, malriuscito. E’ la religione della compassione. Nel Dio cristiano Nietzsche scorge la divinità degli infermi, un Dio degenerato fino a contraddire la vita. In Dio è dichiarata inimicizia alla vita, alla natura, alla volontà di vivere” Nonostante tutto ciò, Nietzsche è catturato dalla figura del cristo (“Cristo è l’uomo più nobile”; “il simbolo della croce è il più sublime che sia mai esistito”) e distingue tra Cristo e il Cristianesimo (“il Cristianesimo è qualche cosa di profondamente diverso da quello che il suo fondatore volle e fece”).

  

5.               Superuomo e volontà di potenza 

Zarathustra afferma che “l’uomo è una corda tesa tra la bestia e il superuomo” e, alla folla raccolta intorno a lui, dice:

 “Io vi insegno il superuomo. L’uomo è qualcosa che deve essere superato”.

L’uomo deve inventare l’uomo nuovo, cioè il superuomo, l’uomo che va oltre l’uomo e che è l’uomo che ama la terra e i cui valori sono la salute, la volontà forte, l’amore, l’ebbrezza dionisiaca. “Non cacciate più la testa nella sabbia delle cose celesti, ma portatela liberamente: una testa terrestre, che crea essa stessa il senso della terra”: è ciò che dice Zarathustra.

“Il superuomo è il senso della terra”. Ai vecchi doveri il superuomo sostituisce la propria volontà; le illusioni del soprannaturale sono abbandonate per creare nuovi valori tutti terrestri. Il superuomo “ama la vita”e “crea il senso della terra” e a questo è fedele. Qui sta la sua volontà di potenza. “Dio morì: ora noi vogliamo che viva il superuomo”. Così parlò Zarathustra.

Il richiamo nietzscheano alla “volontà di potenza” non deve essere inteso come desiderio più o meno indiscriminato di affermarsi sugli altri con la forza, ma, al contrario come scoperta e messa in atto delle infinite potenzialità ancora insite nella vita dell’uomo e rimaste per secoli mortificate e trascurate in ossequio a valori puramente negativi.

Di fronte alla nullità dei valori, all’assurdità del mondo, alla realtà della sofferenza, la volontà di potenza è la volontà dell' individuo di affermarsi come volontà . La morte di Dio diventa la risurrezione dell’uomo responsabile e padrone del proprio destino, la cui volontà è ora libera di affermare sé stessa. Soggetto di volontà di potenza è, di conseguenza, colui che ha la forza per affermare la propria prospettiva del mondo.

Altro aspetto fondamentale della dottrina superomistica è la conscia e totale accettazione della teoria dell’Eterno ritorno dell’Uguale la quale afferma che ognuno di noi è costretto a rivivere per sempre la sua stessa vita, sempre uguale, con le stesse emozioni: ciò rappresenterebbe per noi una perpetua condanna, un’incessante vita dal quale nessuno può sottrarsi. Per il Superuomo invece ciò rappresenta il massimo grado di espressione che nel caso si venisse a creare un mondo ordinato secondo l’eterno ritorno, allora sarebbe possibile l’avvento di una nuova e felice umanità superomistica.

 

 6.               Nichilismo ed "Eterno ritorno" 

Legato alla morte di dio è il tema del nichilismo (da nihil: nulla), costituisce uno dei temi principali dell’intero pensiero nietzscheano. Nietzsche a volte lo indica come sentimento di fuga che ognuno di noi ha per il mondo (nichilismo passivo, “segno di debolezza” e di “disgregazione” dello spirito) e altre volte come atteggiamento caratteristico dell’uomo moderno, che non avendo più valori da perseguire, cade nel vuoto dell’anima e non sa che fare (nichilismo attivo, segno della cresciuta potenza dello spirito, che ha la forza di distruggere le vecchie fedi).

Esso libera, infatti, l’umanità dai miti anche più tenaci e resistenti, mostrandole che essi non hanno alcun fondamento, che devono sparire lasciando il nulla dietro di loro. Il nichilismo è, però, una sorta di arma a doppio taglio. Da un lato libera l’uomo da ogni fondamento e valore metafisico, dall’altro lo lascia solo, solo col nulla.

L’uomo resta sì senza gli inganni delle illusioni, ma resta solo.

Ma l’equivoco del nichilismo moderno consiste nel dire che il mondo, non avendo quella serie di significati metafisici forti, non ha nessun senso, mentre in realtà rimangono quelli prodotti dalla volontà di potenza. Nietzsche, infatti, nonostante fosse un nichilista “radicale”, spiegò anche come superare questo nichilismo, considerato ponte di passaggio tra uomo e superuomo: vivere senza certezze metafisiche non vuol dire distruggere ogni norma, bensì responsabilizzare l’uomo, come fonte di valori e di significati. Per superare il nichilismo, quindi, infine, bisogna accettare il rischio e la fatica di dare un senso al caos del mondo dopo la morte delle antiche fedi.

Non ci sono valori assoluti, non esiste nessuna struttura razionale e universale, non c’è nessuna provvidenza, nessun ordine cosmico. Il mondo non ha un senso. Contrariamente alla concezione che la tradizione ebraico-cristiana ha radicato nella cultura europea, l’universo non ha né un inizio né una fine, né un fine, ma è sostanzialmente eterno ritorno all’identico.

E’ questa la dottrina dell’eterno ritorno dell’Uguale, “il più abissale dei suoi pensieri”, come Nietzsche stesso lo definì: tale teoria dice che ognuno di noi è costretto a rivivere per sempre la sua stessa vita, sempre uguale, con le stesse emozioni.

Questa teoria fa da spartiacque tra uomo e superuomo: l’uomo la prenderebbe come un orribile peso, il superuomo, invece, con gioia, come accettazione totale della vita. 

La migliore esposizione che Nietzsche fece di questa teoria è in Così parlò Zarathustra, ne “La visione e l’enigma”: Zarathustra in un impervio sentiero di montagna ( cioè la difficoltà dell’innalzarsi del pensiero), insieme al nano che lo segue,  si trova di fronte ad una porta, su cui c’è scritto “attimo” (il presente), dinanzi al quale si uniscono due sentieri che nessuno ha mai percorso interamente, perché si perdono nell’eternità: la prima porta indietro (il passato), la seconda avanti (il futuro). Zarathustra chiede al nano se queste due vie sono destinate a contraddirsi in eterno e il nano dà una risposta frettolosa sulla circolarità del tempo (“ogni verità è ricurva”).

Dopo aver invitato il compagno a non prendere le cose alla leggera, Zarathustra espone un abbozzo di teoria dell’eterno ritorno: a questo punto la scena si trasforma, come una visione, in un paesaggio lunare desolato. Lì c’è un pastore (l’uomo), con un serpente nero che gli penzola alla bocca (ossia qualcosa di tremendamente ripugnante: la teoria dell’eterno ritorno); Zarathustra, per aiutarlo, cerca di strapparglielo, ma invano, allora gli consiglia di morderlo: non appena il pastore taglia con i denti la testa del serpente (cioè affronta coraggiosamente la teoria) si trasforma in un essere luminoso (il superuomo), che ride.

Il mondo non procede in maniera rettilinea verso un fine, né il suo divenire è progresso:

“tutte le cose eternamente ritornano e noi con esse, e noi fummo già eterne volte e tutte le cose con noi”.

Il superuomo vive conscio di essere destinato a rivivere in eterno ogni suo atto. Per questo l'accettazione dell'eterno ritorno è il massimo grado di espressione del superomismo.

 

Nietzsche ha probabilmente colto con più finezza di chiunque altro la crisi della civiltà occidentale, e ha voluto reagirvi. E’ stato grande soprattutto per la scomposizione critica cui ha sottoposto il pensiero e l’etica, l’uomo e la civiltà d’Occidente. Egli appare essenzialmente un filosofo “negativo”: la sua analisi dei miti e dei pregiudizi, delle certezze e dei dogmi del mondo moderno è una delle più acute ed implacabili. E’ in questa prospettiva che sembra opportuno accostarlo ancora oggi.