Il vecchio albero
Il vecchio albero riposa lì, come sempre, da quando giovinetto mi riparavo dai cocenti raggi solari all’ombra della sua folta chioma. Allora m'era dolce sedermi accanto a lui, poggiare il mio peso al robusto tronco, quando la mente guardava i passanti e si trastullava con i loro pensieri. A quel tempo i fiumi scorrevano, quasi sempre placidi e silenti, ma talora improvvisamente impetuosi, nel canale che solcava l’animo mio. E lo sguardo esplorava l’orizzonte, fin dove potesse raggiunger l'occhio umano, ed anche oltre, finché si fissava a quei pochi errabondi che si prendevan la briga di distogliermi la vista, lontano da me, dentro di me. Quei passanti non eran altri che figure corporee, in quell’universo così piccolo, così immenso. Spontanea, nasceva la sfida: l’attenzione mia si poneva su quelle entità così chiaramente simili, eppur così stranamente indaffarate nel mondo loro e mio. Sicché cercavo di percepire i loro fuggenti pensieri, nei frammenti che nessun istante sembrava poter cristallizzare. Ed in mano mi restavano nulla più di singoli pezzi d'un gigantesco mosaico, che io mi divertivo a costruire nelle più assurde composizioni. Ma una cosa, maggior fra tutte, sembrava incuriosirmi: quella incredibile fretta, quell’inavvertibile agitazione che credevo scorgere in tutte le persone. E nonostante i vani logorii, quale euforica sensazione mi dava quel continuo sforzo! E nel frattempo la mente mia s’affannava a volar da un corpo all’altro, ed ogni volta si fermava nell’esplorazione di un microcosmo tanto affascinante e simile al proprio, ma contemporaneamente tanto diverso. Alla fine, spossata, ritornava in sé, forse delusa della impossibile certezza delle proprie supposizioni, e con sollievo si volgeva a lui, il mio sostegno, a cercare quell’ombra che ripara dal grande caldo. In quei momenti mi parea di parlargli, tanto m’era affettuoso: «Ah, se avessi anche tu gli occhi, mio caro amico, quale attento osservatore delle cose umane saresti!» E subito gli trovavo la risposta: «Già, ma forse mi preferisci così, imperturbabile, immobile come non sei tu, poiché, nonostante ciò, son riuscito a piantare le mie radici nel tuo animo!» |