Il campo dei miracoli

 

La falce incombe sulla povera spiga, mentre vede le sue sorelle cadere, una ad una, sotto i precisi colpi. Ed allora, sentendo il suo fato avvicinarsi inesorabile, quel piccolo essere cerca di scuotersi invano dal terreno natio, che le ha dato nutrimento e vita, ma che adesso sembra così avverso, mentre la costringe a tanto ingiusta immobilità. Ah, quante volte si è lasciata beatamente carezzare dal placido soffio del vento! E quante volte, quando quel soffio aumentava d'intensità, si è dovuta piegare ai suoi continui capricci, maledicendolo e ringraziando il suolo amico! Ma ora, un greve silenzio turba il suo cuore verde, una insolita quiete, rotta solo dalle flebili frustate d’aria, regna sovrana nel campo. Eppure, la sfortunata spiga aveva sempre saputo la sorte che le sarebbe toccata, ed aveva creduto di poterla sopportare con tutta quella dignità che pensava possedere. La sua morte avrebbe significato una nuova vita, cos’era dunque quell’improvviso timore che la coglieva impreparata? Aveva provato a desiderare che la morte fosse alfine giunta, a liberarla da quella lenta agonia, ed aveva atteso pazientemente il suo turno. Ma la vista di tanto scempio la riporta al presente, alla falce che è finalmente giunta a chiedere la sua ennesima vittima. L'istintiva ribellione, l’inutile agitarsi, ed infine l’inevitabile rassegnazione. E mentre la lama scintillante la sfiora, l’istante pare eternità, l’universo diventa per lei buio e vuoto. Nel supremo momento in cui l’inizio e la fine coincidono, la spiga si fà minuscola, più piccola degli atomi che la compongono, e poi il nulla. Ma quando ormai l’infausto destino sembra definitivamente compiersi, le nuvole pietose spargono il loro carico di pianto su tutto il campo, fino a costringere l’ignaro contadino a trovar rifugio da tanto dolore. Eh già, cosa può saperne un umile contadino dei pensieri d’una spiga? E la pioggia cade, a svegliare la giovane spiga, che può finalmente tornare alla vita e riaprir così la sua mente. Ma l’intenso odore di morte, che le porta il denso liquido ormai diventato torrente ai suoi piccoli occhi, penetra in meandri sconosciuti del suo pensiero, fino ad azionare arcani meccanismi: il flusso delle emozioni, segretamente celate nel profondo del proprio intimo, si mescola al gorgo che trasporta i suoi cari amici. Ed ecco che accade l’ultimo suo gesto: all’orecchio distratto del contadino non giungerà mai il soffice rumore di un sottile fusto che si spezza.

 

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