Questa volta il poeta si trova "invischiato" nelle cosiddette pene d'amor ... ed ivi trova gli scacchisti rei d'aver scambiato la scacchiera per un'agenzia matrimoniale! La loro punizione è appunto quella di non conservare più alcuna forma materiale, ma prendere quelle del pensiero di coloro che li guardano. Ed infatti, il poeta riconosce due persone a lui familiari, e può finalmente contemplare fin dove può naufragare anche un'arte nobile come gli scacchi, quando si varca la soglia troppo sottile fra meditazione scacchistica e sentimento umano. Infine, nonostante san Valentino abbia ormai già mietuto le sue vittime, non potevan mancare le amorose frasi di personaggi famosi. Mentre, a termine della seconda parte, vi è la chicca per i lettori meritevoli: una breve legenda dei più famosi amori impossibili, ed una presunta leggenda di pura foggia fantastica!
L'aere scintillava d'ogni strana luce
ma la prudenza già si facea bramosità,
dacché trasportata era la mia curiosità,
come gregge che un pastor conduce.
Non so dir cos'io davvero vidi,
troppo maliato fu il mio pensiero,
e tal parea essermi omai straniero,
viandante peregrino in sperduti lidi.
Forme delle più astruse invenzioni
cangiavan lestamente tinta e parvenza
qual camaleonti sanza mai quiescenza,
e fluttuavan nel limbo delle dannazioni.
Quand'ecco una macchia d'anime farsi
dell'aspetto d'un cuore atro e bruno,
e due colori vi si fondevano in uno,
sicchè compresi che dovean amarsi.
Le due anime ripresero le lor fattezze:
vidi colei, anelito di sospiranti ebbrezze,
e stavvi avvinghiata al corpo dell'amato,
un lupo fatto agnello dal di lei belato.
Il mio cuor s'agitò inver non poco
a ricordar alle quiete membra il foco
che arse vivo l'uman sentimento mio
e me ne riporta ancor adesso il fio.
Allor si mosse ratto il mio inimico,
e mi lanciava dardi d'acida fattura
che mostravano davver sì poca iattura,
onde capii che un tempo fummi amico.
Latrò: "Papè Sàtan, Papè Satàn alecci!"
Io non seppi a quei complicati intrecci
risponder nulla fuorché triste silenzio
tanto greve era il mio muto assenzio.
Il suo senno celava l'impudenza d'Ulisse
e nell'animo l'irruenza dell'insano artista:
"Umile pedone, per lei mi mossi!" disse
"Ed omo fui, ora non vedi che l'autista!"