Col dito tracciò segno in vuoto perso,
e come quel creatore delle stelle d'oro
che lasciò un dì riposar il suo lavoro,
così pur ei s'ascose nel proprio universo.
E già m'appressavo a prender la via
lontano dalla sua sconcertante follia,
quand'ecco pormisi dinanzi quel viso
che mi strappò dal cuore fatal sorriso.
Il giardino mio la fioriva d'ogni beltà
forse più dell'ingrata e grigia realtà,
qual neanche la cornucopia potesse
aver agli occhi di chi seco la tenesse.
E tal m'appariva, nella lontananza
di quel che un uomo chiama Ideale,
melograno d'un desiderio surreale,
vita e morte di una tenera speranza.
S'ammantò di luce e poi lo guardò:
"Galeotta fu la scacchiera che ci unì
quando il sole del mio cielo s'imbrunì,
sicché la freccia di Cupido non tardò!"
Ed allor presi fiato ed iniziai parola:
"Il tuo dir m'è mesto assai, che è poco,
dacchè ti feci del pensier la mia viola
ma ebbi strana parte al crudele gioco!"
Ed ea: "L'alea scelse numer di bestia
e prim che capissi quella mal partita,
liber fu il bove della brama sopita
cui soggiogai la primiera modestia!"
Ma la clessidra già si fu rivuotata
che lei pur s'adombrò nel sentir ciò
ed il suo mattino mutossi in nottata:
spense la dolce fiamma e si crucciò.
Finché l'animo mio venne a pietade
e diressi lo moto verso novelle strade
nel rimembrar quel che al fato si lassa:
"Non ti curar di loro, ma guata e passa!"
Si narra che in un tempo lontano, ormai così lontano da non esser più ricordato da memoria umana, Terra e Luna fossero una cosa sola, due innamorati che un dispettoso Dio volle separare. E la Luna fu costretta a staccarsi dal suo amore, perse il respiro ed il calore della Terra, e si trovò sola, in mezzo alla fredda luce delle stelle che la fissavano con la loro consueta indifferenza. La leggenda vuole che la Terra potesse rimirare la sua amata Luna, nel pieno del suo splendore, soltanto di notte, quando l'irriducibile Sole, guardiano delle gesta divine, avesse concesso quel poco tempo a disposizione dei due amanti. Ma il loro amore non cambiò, anzi, la distanza acuì il loro sentimento, come nello stesso tempo la separazione forzata aumentò la loro sofferenza. Sicché la Luna si sentiva attratta dalla Terra, e così la Terra dalla Luna, ma il ricongiungersi avrebbe distrutto entrambi, poiché una delle condizioni cui quel Dio volle sottoporre i due amanti era appunto il non potersi più riunire. Ma la Luna, nonostante l'avvertimento divino, giacché troppo forte era il richiamo della Terra, prese ad avvicinarsi, consapevole che il suo abbraccio sarebbe stato mortale. Il destino sembrava ormai incombere nella direzione fatale, quando la Luna smise di avvicinarsi, e si fermò a riflettere: amava troppo la Terra, e non avrebbe potuto sopportare il vederla distrutta a causa del proprio egoismo amoroso. Ed allora, lì rimase, in equilibrio attorno alla desiderata ma perduta Terra. E la Terra pianse, le lacrime amare che ancora oggi formano i mari. Ma da quell'amore, grazie al sacrificio del loro sentimento, nacquero gli esseri viventi, gli stessi che alfine, dopo tanto sognare, hanno avuto il privilegio di riportare il bacio della Terra alla sua adorata Luna ...