Il poeta (a proposito, avete capito chi è?) si imbatte in un paesaggio fluviale, con le anime che son dannate per aver naufragato i loro antichi pensieri scacchistici in altre faccende, dimenticando così la quintessenza stessa della vita: gli scacchi! Perciò, son puniti a ricordar indelebilmente la loro grave colpa! E per finire, una bella legenda sui cinque fiumi degli inferi, e la "vera" storia di due mostri ...
Il tragitto volsemi gli occhi alla strada
ché ai miei piedi s'apria un bivio,
l'un verso l'erta e l'altra più grada,
sicché mossi verso il dolce declivio.
Un fiume strapien d'umano fardello
mostrossi all'orizzonte della vista
che già si rispecchiava in quello
nel dimandar la possibile pista.
Allorché fui sceso a rimirar l'orrendo
specchio delle condannate deformità,
un odor marcio s'esalava dalla sommità
ed un ribollir di sangue salia gemendo.
Le parve anime ivi stavan immerse
fra gorghi e flutti d'un denso liquame
e guizzavan come pesci sanza squame,
finché una canuta chioma ne emerse.
Avea il ventre rigonfio di gravidezza
e l'umor lezzo gli scorrea per ogni lembo,
ma l'animo mio ancor tenea giusta fierezza
quando osai dir: "Qual peso celi in grembo?"
Mostrommi il volto eroso ed aprì bocca:
"Codesto è l'infame destino che alfin tocca
a color che ebbero vanto di scacchistica arte
ma ingrati finiron per metterla da parte!"
"In vita non tenni la giusta costanza
ed abbandonai il sol ver unico amore,
giovanil brama d'intellettuale ardore,
or bevo le acque della rimembranza!"
"Perorai la tua stessa causa con onor
ma ebbi sorte fiate volte più avversa
dacché non unico il corpo smise vigor
ma la mente mia nell'oblio fu dispersa!"
Allor abissò il capo nel sozzo liquore,
s'affondò e neppiù vi giunse fore
onde non trovai remora al continuar
i passi miei avanti sanza più riguardar.