Il poeta ha alfine girato i suoi passi lontano dai due amanti, e soprattutto lontano dalla sua perduta amata. Ed arriva in uno strano luogo, un sancta sanctorum dove vengono puniti gli scacchisti che si considerarono in vita i padroni della scacchiera, disinteressandosi completamente della parte teorica. Alla fine potete trovare alcuni dei pensieri di Leopardi, in forma di aforismi, e la spiegazione di "Ecce homo".
Qual sire dalla sua dama disgiunto
m'affannavo avanti col core compunto,
ma ancor s'agitavano gli occhi in fuora
dacché vider innanzi una santa dimora.
E già la mente tra sé e sé dimandava
per che moto e che via quella ivi stava,
quand'ecco una processione di neri sai
suscitar l'attenzione verso gli uman guai.
Ed allor mossi in angosciosa attesa
mentr'essi entravan nella falsa chiesa,
posai lo sguardo in viso al di lor limite:
avean gli astri privi delle giuste orbite!
Alfine varcai la soglia del patimento:
ivi gli afflitti gemevan sanza sentimento
ed intorno al capo i moniti affissi
dileggiavan gli sventurati crocifissi.
Un'anima dannata più d'altre sorelle
colà invano guaiva dolor al mio passo,
e senza tegno mi mostraa il corpo lasso,
chè irti chiodi gli aprivan di rosso la pelle.
E guardai timoroso al miser uomo
trafisso per mani e pié alla trista croce
col busto ritto nel supplizio sì atroce,
e sopra la dura condanna: "Ecce homo".
Sanza più cura, lestamente gli dimandai:
"Di qual colpa ti tocca espiar la pena?"
Ed ei a me: "Non ebbi di niente lena,
giacchè di sol me stesso mi comandai!"
"Della scacchiera fui avido e fiero,
ne divenni re, col bianco e col nero,
ma commisi il più sommo peccato:
feci d'ogni vera logica un mero fato!"
In quello fui come dal tepore avvinto
ed un moto strano m'avea sospinto
cotal da prendermi fin nella testa,
e caddi in quella sonnolenza mesta.